Salve a tutti cari lettori, come state? È passato un po’ di tempo da quando ci siamo visti con il mio ultimo articolo, e sono davvero entusiasta di ritrovarvi qui in questo nuovo progetto. Nel frattempo, ho avuto modo di esplorare nuove idee, approfondire argomenti che mi appassionano e riflettere su tutto ciò che merita di essere condiviso.
Dall’ultima volta che ci siamo visti ne è passato di tempo, anche perché impegni di lavoro (eh si, il vostro liberale di penna è diventato uno sviluppatore software full stack) e personali hanno portato via parecchio tempo. Con una situazione che, ad oggi, è “normalizzata” (e non nel senso statistico del termine s’intende) possiamo ritornare a confrontarci sui temi che da sempre hanno accompagnato questo blog.
Questo articolo è un piccolo aggiornamento per raccontarvi cosa ho avuto modo di approfondire in questo periodo e come intendo arricchire il blog con contenuti freschi, approfondimenti e, perché no, anche qualche sorpresa. Non vedo l’ora di iniziare questa nuova fase insieme a voi. Buona lettura!
Cosa è cambiato?
Come sapete, uno dei temi che hanno popolato spesso le pagine di questo blog è stata la politica monetaria; quindi mi sono chiesto: “perché non ricominciare da quello?”.
Negli ultimi mesi infatti, la mia riflessione sulle politiche monetarie e sui fondamenti del pensiero economico mi ha portato ad esplorare più a fondo (di quanto ho fatto nel mio periodo “pre pausa”) l’approccio della scuola austriaca, in particolare il contributo di George Selgin e il concetto di “negative inflation targeting”.
Tuttavia, la mia naturale curiosità verso il mondo dell’economia politica mi ha portato ad approfondire anche altre scuole economiche, soprattutto quelle di carattere neoclassico/monetarista, un fatto – questo – che mi ha fatto conoscere il cosiddetto “market monetarism” (soprattutto attraverso un’assidua lettura dell’ottimo Lars Christensenn e del suo blog che vi consiglio se volete approfondire le tematiche di questa scuola economica).
Lo scopo: libero mercato e stabilità macroeconomica
Il punto di contatto che ho individuato tra queste due scuole è il tentativo di costruire un sistema in cui i prezzi siano la guida della libera azione economica degli individui, in cui la politica sia responsabile e accountable verso gli operatori economici mentre quella monetaria sia meno invasiva ma al contempo efficace nel mantenere la stabilità macroeconomica.
Come? Da un lato, il concetto di tasso di interesse naturale e di inflazione controllata di Selgin permette una visione di stabilità che si allontana dalle spinte inflazionistiche. Dall’altro, le idee dei market monetarists forniscono un quadro più pratico per l’attuazione della politica monetaria, incoraggiando l’adozione di strumenti come il targeting del PIL nominale. Insomma: se possiamo considerare il framework wickselliano come la pars destruens, quello dei market-monetarists rappresenta la pars destruens. Il tutto, come dicevo, adottando un approccio olistico, in cui né considerazioni teoriche né analisi empiriche mancheranno di essere presentate.
L’approccio che coniuga teoria ed empirismo, quello che ogni scienza degna di questo nome dovrebbe adottare (come non ho mai mancato di scrivere anche in queste pagine) mi ha incuriosito tantissimo e la naturale curiosità che è nata dopo l’incontro di questa teoria economica mi ha spinto alla ricerca di un’integrazione tra le idee austriache/wickselliane con quelle dei market monetarists, che hanno una visione della politica monetaria più focalizzata sul controllo della massa monetaria e delle aspettative di inflazione (e quindi direttamente complementare rispetto a quella della scuola austriaca).
Insomma, nella forma mentis poco è cambiato. Troverete forse un pochino di matematica in più e qualche snippet di codice (eh si amici miei, i vizi del programmatore non si perdono nemmeno quando si parla di economia); ma lo scopo di far arrivare concetti e considerazioni economiche al pubblico mantenendo la semplicità e allo stesso tempo precisione di cui posso vantarmi dei miei articoli.
Conclusione: where are we going?
Come dissi in un articolo di qualche annetto fa su un altro, quindi, “Evolve or die”.
Questo percorso di riflessione, durato diverso tempo, mi ha permesso di esplorare le sfide e le opportunità che derivano dall’incontro tra due approcci apparentemente distanti, ma sorprendentemente complementari. Siamo di fronte a un’economia globale sempre più dinamica, e solo unendo i migliori elementi del pensiero economico passato possiamo costruire un futuro solido e sostenibile. La strada è lunga, ma sono convinto che valga la pena esplorarla insieme a voi lettori.

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